Alain Caillė, elogio del convivialismo.

Alain  Caillè

Elogio del convivialismo

Professor Caillè, come è possibile correggere la visione del mercato globalizzato, in cui la crescita e il profitto sono centrali, riportando l’uomo al vertice delle priorità? Esiste una politica che sia in grado di attuare questa ragionevole esigenza, magari partendo da una regolamentazione dei beni comuni condivisa e chiara?

Lei mi chiede quale politica per i beni comuni, io le rispondo con altre domande: Bene comune o beni comuni?  Se parliamo dei beni comuni, ci riferiamo ai beni collettivi o ai beni pubblici? Le contrappongo queste domande per un motivo semplice: ci sono ancora all’interno di questo pensiero dei concetti che vanno chiariti, che non sono ancora stati definiti,ed è per questo che per me  il riferimento ai beni comuni è importante ma non è sufficiente a fare ciò di cui abbiamo effettivamente bisogno. Non è sufficiente per formulare una filosofia specifica. L’Idea centrale del Manifesto Convivialista, che è il libretto che tengo in mano e che è stato non solo redatto, ma anche discusso insieme da 64 autori di diverse provenienze politiche e nazionali , l’idea centrale dicevo , è che ciò che manca per contrapporci al capitalismo finanziario speculativo, non sono proposte di una politica economica alternativa, quelle ci sono già; noi abbiamo proposto una filosofia e ideologia politica, perchè occorrono una filosofia e ideologia politica che siano condivise su scala mondiale.

Rimaniamo nel “Villaggio Europa”: Oggi (25 Maggio 2014) si svolgono le elezioni Europee, il rischio è quello di una forte affermazione di forze xenofobe e populiste , poichè nella percezioni di larghi strati della popolazione il progetto umanistico dell’unione Europea è stato tradito dalle esigenze del mercato, dagli interessi primari delle forze che lo controllano.  Il vostro lavoro, indubbiamente interessante, come può trovare attuazione pratica in senso politico, riportando l’idea di Europa unita ad essere il “bene comune” per eccellenza?

Sentivo che stava arrivando una domanda difficile , e infatti …
I primi 35-40 intellettuali Francesi ma non soltanto che hanno cominciato a mettere insieme le loro idee e a discutere sui temi che hanno portato a redigere questo manifesto , sono partiti da considerazioni di buon senso che potevano essere condivise da tutti. Se hanno lavorato insieme  per un anno e mezzo e se hanno prodotto quello che hanno prodotto, è evidente che punti di condivisione c’erano, nonostante idee politiche opposte: da quelli che partivano da idee di sinistra-sinistra a quelle di centro sinistra, ambientalisti ma anche acluni più conservatori.
La gamma era vasta e l’accordo è stato dunque difficile da raggiungere, e ovviamente si è raggiunto su idee molto generali, che sono quelle che si possono leggere su questo manifesto.
Personalmente io ho scelto di non includere tra i temi del libretto, quello dell’idea di Europa, semplicemente perchè questo avrebbe fatto riaccendere le divisioni all’interno del gruppo. Quindi come esponente del Movimento Convivialista, io non ho niente da dire su questo tema.
E’ ovvio che anche io, come lei ho le mie idee su questi temi, come lei sono convinto che le forze a cui si riferisce avranno una grande affermazione in questa tornata elettorale. Penso che però l’affermazione di queste forze, farà si che i partiti politici tradizionali si sentiranno parzialmente messi da parte, non adeguati al sentire popolare. Questo li porterà a doversi reinventare. Da domani comincia una reinvenzione quindi. In una prospettiva di questo  tipo possiamo dire che le forze politiche che si contrappongono, da una parte rappresenteranno quelli che pensano “Mercato”,dall’altra quelli che pensano “stato”.
Quindi noi cosa stiamo cercando? Pensiamo ad una filosofia comune e quindi non a un punto di vista tipico della “società civile” di cui tanto si parla… Vorrei provare a dirlo in questo modo:  Il punto di vista deve essere quello della società “civica”.
Una lieve differenza lessicale,  ma enorme di fatto.

Dopo le elezioni Europee tutti avvertiranno il bisogno di questo, tutti i cittadini Europei sentiranno il bisogno di essere rappresentati da una visione politica che parta da questo punto di vista. Quello della società civica appunto.
Ed è quello che hanno teorizzato gli intellettuali che si sono ritrovati a comporre questo manifesto.

E’ ovvio poi che io abbia le mie idee ma ha poca importanza, dato che si deve sempre trovare la forza in convergenze più ampie.

Un ultima domanda: come è possibile trasferire queste idee alla massa della popolazione e in particolare ai giovani : gli strumenti sono rappresentati solo dalla buona volontà di intellettuali e docenti universitari?
Le questioni che si pongono sul che fare e come farlo sono, mi sembra, due.  La prima è questa: riuscire a tradurre i concetti esposti in questo manifesto in cose pratiche. Il concetto esposto da un intellettuale è veicolato da un linguaggio astratto, occorre quindi trasmetterlo con immagini concrete,  renderlo accessibile, riuscire a convincere la grande maggioranza della popolazione, penso ai giovani, ai lavoratori, agli operai , ai produttori, convincerli che si puo’ vivere e vivere bene anche senza crescita, altrimenti tutto quello che c’e’ scritto in questo manifesto non servirà a niente.
Il secondo punto è cercare di tradurre queste idee in un linguaggio comprensibile , accessibile a persone di ogni classe sociale e di ogni età. Questo manifesto è stato redatto da persone avanti con gli anni, traduciamolo quindi in un linguaggio che possa essere accessibile a giovani. i mezzi a disposizione  sono tanti, penso a uno su tutti: i video, ma oggi gli strumenti sono numerosissimi…
Occorre che concetti nuovi siano promossi da nuovi modi di parlare.

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Alain Caillè Cenni Biografici (da Wikipedia)

Alain Caillé (Parigi, 1944) È professore di sociologia all’Università di Parigi X, dove dirige il Master di specializzazione in Scienze Sociali e Sociologia: Società, Economia e Politica.
Nel 1980, con altri studiosi provenienti da varie discipline, ha fondato il Movimento “Mauss”, Mouvement Anti-Utilitariste dans les Sciences Sociales che pubblica una rivista da lui diretta.
Inizialmente, s’impose nel corso degli anni ottanta e novanta come uno dei capofila di una critica radicale dell’economia contemporanea e dell’utilitarismo nelle scienze sociali.
Il suo manifesto Critica della ragione utilitaria costituisce una svolta nelle scienze umane e sociali: egli chiama gli intellettuali a produrre una alternativa al paradigma utilitarista che domina, secondo lui, le scienze da diversi secoli. La critica di Alain Caillé al paradigma utilitarista si estende a tutti i campi del sapere – dalla psicologia freudiana (fondata sul principio del piacere), alla micro-economia, passando per la filosofia, la sociologia, l’antropologia ecc. Tuttavia, lontano dal negare che l’interesse sia una motivazione forte per l’azione, egli critica soprattutto la posizione che consiste nel considerare l’interesse come la spiegazione ultima di tutti i fenomeni sociali. Del resto, il paradigma del dono (ispirato dalle ricerche sul dono di Marcel Mauss) da, al dono, un valore preponderante rispetto alle motivazioni utilitariste.
La critica di Alain Caillé è di carattere pluridisciplinare. Il suo contributo intellettuale deve essere valutato oltre le tipiche contrapposizioni ideologiche. Non si può dunque confonderla con quella di un economista o di un sociologo di ispirazione marxista, poiché respinge i preconcetti utilitaristi, che a volte sono stati attribuiti all’economia politica marxista. Nei fatti, i lavori di Alain Caillé mescolano abilmente analisi sociologiche, storiche, antropologiche, filosofiche ed economiche.
D’altra parte, ha anche prodotto studi antropologici e sociologici sull’economia vista dal punto di vista del dono. Egli ha partecipato alla riscoperta di Marcel Mauss e di Karl Polanyi e nonché alla ridefinizione critica della nozione d’interesse nelle scienze sociali, in cui sopravvive quella che lui chiama la finzione dell’homo oeconomicus.
In Italia le sue opere sono state diffuse, anche grazie all’azione dell’editor Alfredo Salsano, dalle case editrici Einaudi e Bollati Boringhieri negli anni ottanta e neglianni novanta.


 
 

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