Tirana (2013-2014)


Tirana è una città piena di contraddizioni, persa orgogliosamente nel proprio passato, e in corsa con il futuro, paradossalmente tutta l’Albania viaggia a velocità doppia rispetto ai paesi dell’Europa Comunitaria.

Un Italiano che non ha messo mai piede in Albania, sbarcando all’aeroporto dedicato a Madre Teresa, comincia già a vedersela con i contrasti di questo paese: pubblicità invasive, e donne anziane in costume popolare, vecchie case fatiscenti e enormi blocchi commerciali e  residenziali in cemento armato.


 


Nella strada che collega la capitale al suo aeroporto si attraversano zone industriali, commerciali, residenziali, spesso senza distinzioni nette tra loro. Un pò come accadeva da noi fino a due ore fa…

Quello che stupisce fin da subito sono gli edifici universitari che si intravvedono  ai lati della strada: Tirana possiede una ventina di università, di cui alcune sicuramente poco serie, tipo quella dove si e’ laureato il “Trota”, ora chiusa, ma moltissime sono di livello elevato e sono organizzate da atenei stranieri come succursale, se non direttamente dallo stato o da investitori privati.



Ovviamente una massa di laureati come quella che esce ogni anno dalle università di Tirana deve avere possibilità di impiego. Nonostante la faticosa ripresa dopo la dittatura comunista, e l’interesse verso il nostro paese e gli altri della comunità economica Europea, Il capitalismo  Albanese sembra avere preso la strada di quello  americano, scarso welfare, sanità a pagamento.  Ovviamente i primi ad accorgersi di questo business sono stati proprio gli americani che con i tedeschi e i turchi hanno cominciato ad impiantare le prime cliniche private, adesso praticamente sono rappresentate a Tirana le eccellenze sanitarie di ogni nazione, Cuba compresa, Italia esclusa. O parzialmente esclusa.



Il nostro paese non ha una rappresentanza universitaria, non ha un sistema di cliniche a Tirana, non ha primati particolari nemmeno nel sistema bancario. colossi come unicredit seppur presenti, non hanno la diffusione capillare che ha ad esempio la Raiffeisen bank austriaca, o altri gruppi bancari greci e turchi.
Eppure il sogno occidentale trasmesso via etere alle case degli Albanesi negli anni 80 parlava Italiano… e parlava Italiano anche il popolo albanese, sicuramente la nostra lingua, era la più conosciuta dopo la lingua madre…
qualcosa è cambiato si, non abbiamo saputo raccogliere gli imput culturali che ci venivano offerti , con la presenza massiccia degli emigranti del paese delle aquile che erano sbarcati sulle coste pugliesi, li abbiamo visti come un peso e non come un opportunità, difficilmente si è pensato a quello Albanese come ad un mercato da costruire, e a Tirana come una città perfetta per investimenti a medio termine , che si sono rivelati eccezionalmente remunerativi.



Ovviamente non tutti gli imprenditori Italiani si sono mostrati scettici verso il mercato Albanese, ma è indubbio che si pensa principalmente all’Albania come luogo di produzione da cui poi far tornare il prodotto finito in Italia, mentre il vero mercato è proprio quello interno. ed è di questo che si sono accorti tutti gli altri imprenditori europei.



Nonostante questo , sono 5000 circa gli Italiani residenti per lavoro , stabilmente in Albania, la maggior parte nell’interland di Tirana, mentre altri 19000 sempre per lavoro, passano almeno un 50% del proprio tempo in questo paese.

“Cotonella” è ormai totalmente in Tirana, moltissime industrie “sporche”, chimiche, conciarie ecc.. si sono trasferite in Albania perchè i controlli di mille tipi , i bagagli di obblighi e i balzelli, sono esagerati nel nostro paese, tanto più in questi settori, limite.
L’Albania cerca sempre più risorse per procurarsi investimenti stranieri, e  se queste non ci sono, le inventano, interessante la proposta di affittare capannoni e strutture militari dell’epoca di Enver Hoxha a prezzi simbolici (un euro l’anno) in cambio di assunzioni, proporzionate alla metratura offerta.



Un Operaio specializzato all’inizio del rapporto di lavoro costa circa 280 euro al mese più altri 50 di previdenza e tasse, poi se bravo, puo’ arrivare a guadagnare su 450 euro.
Un impiegato contabile parte dai 400 e puo’ arrivare ai 650.
un ingegnere informatico in gamba, costa sui 900-1000 euro al mese, compreso previdenza e tasse…
Il mercato immobiliare è in pieno sviluppo. si costruisce ovunque, in prossimità del centro storico, come nella periferia.
Grattacieli, centri commerciali, banche, palazzi residenziali, si vedono ovunque gru…
Il PIl è cresciuto negli ultimi anni a 2 cifre, adesso si è assestato intorno all’8%.
Come in Italia, diciamo…



L’offerta culturale in città è di altissimo livello, il teatro è un istituzione, con produzioni nazionali e straniere, che si alternano nel grande teatro che si affaccia su piazza Skanderbeg (Sheshi Skënderbej), sulla stessa piazza il museo nazionale offre una collezione di reperti che abbracciano l’intero arco della storia di questo paese, dagli Illiri all’epoca moderna…
Musei e gallerie, sono affollate e ovunque si vedono giovani: la risorsa Albanese è questa, una nuova generazione preparrata, determinata e con un paese che si sta dotando di infrastrutture modernissime, anche se queste si contrappongono al folklore tecnologico dei fili elettrici e del telefono che scorrono a fasci enormi sulle teste di chi passa sui marciapiedi della zona vecchia.



Interessante confrontare i costi di strumenti oramai divenuti indispensabili per il lavoro, la corrente elettrica ha costi irrisori, ma spettacolare e’ ad esempio il risparmio sulla telefonia… con 8 euro prendi una sim nuova, e compreso nel prezzo hai 200 minuti di traffico telefonico verso l’estero, 200 minuti per l’interno, 200 sms e 2 giga di traffico dati, questo pacchetto lo puoi rinnovare mensilmente con soli 5 euro…

chiesa e moschea, una accanto all’altra.

Se ha bisogno di 6 linee telefoniche e 2 di dati per la tua azienda che chiama  continuamente e 24 ore su 24 in tutto il mondo, puoi soddisfare questa esigenza con circa 250-300 euro al mese…
Come in Italia…



Molto Particolare l’humus culturale, si fondono etnie balcaniche e slave  con quelle mediterranee, la convivenza sociale è basata su di una tolleranza che è diventata consuetudine e scambio continuo, ma anche sull’orgoglio nazionale, condiviso e felicemente ostentato, Bandiere  ovunque, anche nei negozietti o dietro le stamberghe della zona vecchia.

 

 

Basti pensare alle strade del centro dove in 100 metri trovi una moschea, una sinagoga, e una chiesa cristiana, e non è per niente strano per un Albanese avere parenti appartenenti a ciascuna confessione. Addirittura normale partecipare alle ricorrenze religiose degli altri senza sentirsi ne a disagio ne tollerati.

Piccoli venditori di accendini e penne biro

Un esempio di convivenza su cui sociologi e mediatori culturali europei dovrebbero studiare, dato che quello di Tirana in particolare, è un modello di integrazione che può essere preso ad esempio nel  faticoso percorso di accettazione della multietnicità a cui andremo incontro nei prossimi anni.



Ovviamente non mancano i problemi, e sono tutti quelli che hanno i paesi giovani, cresciuti troppo in fretta: criminalità (impercettibile ma presente, controlla il traffico di droga dall’Asia verso l’Europa) , corruzione e confusione nelle  regolamentazioni di attività, che comunque non sono di risoluzione annosa, come avviene in Italia…


© Fabio Cappellini
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21 ottobre 2014

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